Expat – Perchè viviamo meglio

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Expat – Perchè viviamo meglio

Sono tanti i motivi che portano alla scelta di lasciare il proprio paese per vivere all’estero.
Nella maggior parte dei casi si tratta di scelte lavorative, spesso obbligate, mentre in altri la decisione viene presa sulla scia di un impulso emotivo.
In entrambe le situazioni è quasi sempre un percorso che inizia a casa propria iniziando a fantasticare sulla meta, ci si interroga su cosa si lascia e cosa invece vorremmo trovare.
Si studia la destinazione e il web è un ottimo alleato sopratutto per scoprire le testimonianze di chi ci è già passato o sta vivendo il tuo stesso momento.

Per molti espatriare rappresenta un piccolo sogno che fatica a realizzarsi per mille paure e qualche pregiudizio. Non è assolutamente una scelta facile, da prendere a cuor leggero e non è un cambiamento che fa per tutti. Ci sono però tanti aspetti positivi che incidono sulla persona e sulla vita stessa e qui cercherò di elencare i più importanti e quelli che hanno coinvolto me in primis.

-Conoscere la data della partenza senza sapere quando si tornerà. Questo è solo apparentemente un elemento negativo perché in realtà ci costringe a vivere molto intensamente il presente e ad uscire dalla “comfort zone” di cui la pianificazione e la routine fanno parte.
Lasciarsi andare senza remore e vivere giorno per giorno senza programmi a lungo termine, gli stessi che a volte sono causa di stress e pensieri, non è facile sopratutto per chi come me ama l’organizzazione a 360 gradi, ma a volte è necessario e credetemi liberatorio.

Affrontare la resistenza al cambiamento che, in modo più o meno marcato, fa parte di tutti gli esseri umani (in particolare di noi italiani) porta ad una nuova visione dei propri limiti.
Troppe volte abbiamo il timore di non essere all’altezza di una data situazione, questo è un limite della nostra mente che possiamo cambiare solo facendo il famoso salto nel buio.

-“Riuscirò ad integrarmi in quella realtà? Stringerò delle amicizie? Supererò la barriera linguistica? Mi abituerò a quel clima? Riuscirò a stare lontano dai miei affetti e dalla mia città? Riuscirò a cambiare le mie abitudini? ” Queste sono solo alcune delle tantissime domande che ci si pone alla vigilia di un trasloco internazionale. Le risposte saranno tutte affermative ed estremamente gratificanti se si coltiva la propria autostima pensando positivo e un expat deve pensare positivo!

Conoscere e rispettare differenti culture. Anche se non vivremo in quel paese per sempre questa è la base per integrarsi al meglio e arricchire il proprio bagaglio personale.
Imparare ad apprezzare gli usi e i costumi locali, capendo le loro tradizioni e informandosi su alcune festività tipiche o anche semplicemente imparando qualche ricetta del posto, apre la mente.

La noia sarà solo un ricordo. E’ quasi impossibile non avere nulla da fare da “espatriati”, specialmente i primi tempi. Ci sono città e dintorni da scoprire, persone da conoscere e tantissime cose da fare, sopratutto se si hanno bambini! Questo aspetto non è eterno, nel senso che la ricerca di una routine è naturale e quasi d’obbligo ma per almeno i primi 2 anni si dimenticheranno i problemi legati alle abitudini e alla monotonia.

-Dare valore alla parola amicizia. Quando si lascia la propria città e ancor più la propria nazione, si lasciano anche gli affetti e tutte le persone che hanno fatto parte della nostra quotidianità.
I rapporti, causa forza maggiore, saranno sottoposti a delle prove come ad esempio la distanza e in alcuni casi il fuso orario. Servirà ancora più impegno per coltivare e mantenere vive le relazioni e nel giro di poco tempo capirai chi sono i veri amici, quelli con la A maiuscola.
Nel paese che ti accoglie invece sarà più difficile stringere amicizie profonde, in modo particolare se la lingua è una barriera, ma coloro che entreranno nella tua vita (ancor di più se anche loro expat e in una situazione simile alla tua) non ne usciranno più.

Oltre questi aspetti ci sono anche tanti lati difficili, la parola “negativi” non sarebbe corretta, che mettono a dura prova la permanenza in un altro paese (presto ve ne parlerò in un post ad hoc).
Oggi il mio bilancio è positivo, una positività che mi porto da casa e che coltivo nel luogo in cui arrivo…perché
prima di partire per un lungo viaggio devi portare con te la voglia di non tornare più…

 

10 Comments
  • Luisa
    Posted at 15:29h, 17 aprile Rispondi

    La resistenza al cambiamento è il mio più grande problema… Ma mi chiedo: il salto nel vuoto, un trasferimento o più in generale lasciare la vecchia vita, aiutano davvero a cambiare la propria mente? Io con le mie ansie (sempre le stesse) ci combatto da una vita con scarsi risultati.

    • Dalila
      Posted at 15:42h, 17 aprile Rispondi

      La consapevolezza dicono sia il primo step per capire e superare i propri limiti 😉 E quando si arriva a “saltare nel vuoto” credo la paura e la resistenza si siano superate. Un abbraccio cara

  • Kiki
    Posted at 15:36h, 17 aprile Rispondi

    Sto programmando la fuga in America con mio marito. Vorremmo lasciare tutto e cambiare vita prima che arrivi un bebè. Il tuo post è ispirazione…Grazie : )

    • Dalila
      Posted at 15:46h, 17 aprile Rispondi

      Ciao Chiara! In America dove? In bocca al lupo per questa nuova avventura!

  • zuliani martina
    Posted at 14:55h, 19 aprile Rispondi

    ti piacerebbe avere altri figli dopo giulio ed elena? o basta così?
    quale è il tuo colore preferito?
    ti piace la pizza?
    Un mio grande rimpianto: volevo conoscervi a Udine!

    • Dalila
      Posted at 15:25h, 19 aprile Rispondi

      Ciao Martina! Per ora stiamo benissimo in 4 🙂
      Il mio colore preferito è il verde ma nell’abbigliamento prediligo il bianco e il nero.
      Mi piace tantissimo la pizza.
      Un abbraccio forte

      • zuliani martina
        Posted at 20:35h, 19 aprile Rispondi

        Rispondi sempre, sei molto presente. Ci manchi ad Udine…
        Vorrei tanto vedere una nuova foto di voi 4

        • Dalila
          Posted at 23:43h, 19 aprile Rispondi

          Grazie Martina. Udine ce l’avrò sempre nel cuore!
          Presto metterò delle foto di tutti e 4. Un abbraccio

  • Alessandra
    Posted at 15:09h, 07 giugno Rispondi

    Il famoso salto nel buio lo feci a 18 anni. Felicissima di averlo fatto, ma poi nella vita sono accadute tante cose che mi hanno portato a pensare con nostalgia alla mia casa e ai miei affetti. Il mio bilancio è positivo perché sono cresciuta e maturata tanto, ma se potessi tornare indietro forse partirei più tardi e mi godrei un po’ di più il mio paese!
    Comunque bellissimo post! Mi ci rivedo molto 😉

    • Dalila
      Posted at 15:11h, 07 giugno Rispondi

      Ciao Ale. Ciò che conta è che il bilancio sia positivo, attraversare dei momenti di difficoltà credo sia normale e costruttivo.

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